Mellitos oculos tuos, Iuventi

XLVIII. Ad Iuventium.

 

Mellitos oculos tuos, Iuventi

si quis me sinat usque basiare

usque ad milia basiem trecenta                                 nec numquam videar satur futurus

sit nostrae seges osculationis

non si densior aridis aristis.                                      

Se quei tuoi occhi di miele,Giovenzio,

fosse dato baciarli sempre sempre                               

trecentomila volte,neanche allora

penserei di saziarmene in futuro,

fosse messe di baci fitta fitta

come mai fu messe di spighe asciutte.

(trad. Mandruzzato)

 

Se qualcuno, o Giovenzio, mi concedesse

di baciare in continuazione i tuoi occhi di miele,

li bacerei fino a trecento mila volte

e mai mi sembrerebbe di essere soddisfatto,

neppure se il raccolto del nostro baciarci

fosse più fitto di spighe secche.

(trad. alunni)

 

                       

 

 

METRO

 

endecasillabi faleci

 

ANALISI

 

Il carme 48 è di argomento amoroso ed è dedicato a Giovenzio. Nella raccolta catulliana, infatti, i carmi d’amore non sono riservati alla sola Lesbia. A parte i pochi accenni ad amanti occasionali troviamo altri componimenti amorosi dedicati stavolta ad un ragazzo, Giovenzio appunto. Anche nei  pochi versi a lui rivolti ricorrono motivi già incontrati nei carmi per Lesbia (in questo caso la richiesta di innumerevoli baci), per quanto il tono appaia meno appassionato.Di questo fanciullo, Catullo parla anche nei cc. 15, 24, 81, 99.  Nel carme 15 raccomanda questo giovinetto ad Aurelio, il protagonista del carme 11. Troviamo informazioni più dettagliate nel carme 24, dove emerge che Giovenzio potrebbe essere di Verona e, venuto a Roma, sarebbe stato affidato a Catullo dai parenti. Il tema della gelosia ricorre nel carme 81 dove Catullo allude ad un pesarese che godeva dei favori di Giovenzio. Infine, nel carme 99, Catullo narra di aver scontato crudelmente un bacio rubato a Giovenzio. 

In questo carme il mondo agricolo-rurale è molto presente: l’amore è sempre accostato ad un elemento naturale. Al primo verso, infatti, gli occhi dell’amato sono paragonati alla dolcezza del miele, come in Saffo (128, oppata mellicra).L’aggettivo mellitus,di derivazione greca meilicos,era usato come vezzeggiativo nel linguaggio familiare (si trova anche in Cicerone, Ad Atticum I,18).Il verbo basiare si ricollega al sostantivo basia, forse di origine celtica, che compare per la prima volta in Catullo, probabilmente attinto dall’uso popolare.La fortuna di tale termine si estenderà quindi alle lingue romanze, fino a oscurare l’utilizzo dei sinonimi latini più usati,come osculum,con una sfumatura affettiva,e savium,dalla connotazione maggiormente erotica.

Nei due versi finali l’atto del baciarsi è assimilato all’immagine della messe attraverso una similitudine, ripresa da Virgilio (Eneide, 3,46).

Al verso 3 si può notare un iperbato, infatti basiem si frappone tra milia e trecenta che concordano tra loro. Si riscontra un altro iperbato al verso 6,  dove seges è interposto tra nostrae ed osculationis, anch’essi concordanti. Al verso 2 è presente, invece, una spiccata allitterazione della S (Si quiS Sinat uSque baSiare). Lo stesso avviene al verso 5 per aridis aristis. Il termine usque viene ripetuto in epanalessi ai  vv. 2 e 3. Infine, al verso 3, troviamo milia usato come iperbole.

 

Lavoro eseguito da: Martina Pernice, Sabrina Bauducco, Veronica Fumagalli.

 

Precedente     Indice     Successivo