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Il Banfo   Anno XII   Numero 1   Ottobre '08     Pagine 30 e 31   Recensione

Recensione:

"Nelle terre estreme"

di John Krakauer

L'uomo fin dai tempi antichi ha sempre avuto uno stretto rapporto con la natura che lo circonda. Nel corso dei secoli ha imparato a conviverci in simbiosi e a rispettarla: basti pensare che molte tribù primitive si spostavano da un luogo all'altro col mutare della natura, ciò che noi uomini moderni chiamiamo stagioni. L'uomo ha imparato inoltre che la natura poteva aiutarlo a evolversi, innanzitutto grazie alla scoperta del fuoco, poi grazie all'introduzione del legname per scaldarsi, per fabbricare armi e piccoli utensili e scorrendo in avanti i secoli, per spostarsi e per costruire le proprie abitazioni. Questo accadeva in tempi assai remoti rispetto al mondo che conosciamo noi: oramai, per gli uomini moderni, la natura non è un fattore che può determinare la sopravvivenza e anzi la loro mentalità sviluppata in questi ultimi secoli li spinge a pensare che la natura sia AL LORO SERVIZIO.

Quindi si possono permettere il lusso di tagliare le foreste senza ripiantare gli alberi, inquinare fiumi con gli scarichi delle fabbriche e dei complessi dell'industria pesante oppure avvelenare il terreno con le piogge acide.

Fortunatamente non tutte le persone la pensano in questo modo, soprattutto molti giovani che in questi anni si schierano a favore della tutela della natura "arruolandosi" in associazioni pro-natura come il WWF o Greenpeace.

Il libro di cui vorrei parlare, "Nelle terre estreme", di John Krakauer, parla per l'appunto di uno di questi giovani che ad un certo punto della sua vita sente di dover cambiare abbandonando tutto e tutti, sostenendosi solo con ciò che la natura offre decidendo di trasferirsi in Alaska, lontano dalla civiltà e dalla freneticità della vita del ventunesimo secolo.

Il libro narra della vita del giovane ventunenne Christopher McCandless, un promettente neolaureato di buona famiglia americana con un forte carattere indipendente. Dopo la laurea il giovane Chris decide di fuggire dalla società capitalista e consumista in cui non sopporta più di vivere.

La sua inquietudine, in parte dovuta al pessimo rapporto con la famiglia e in parte alle letture di autori anticonformisti come Thoreau e London, lo porta a viaggiare per due anni negli Stati Uniti e nel Messico del nord, con lo pseudonimo Alexander Supertramp. Durante il suo lungo viaggio verso l'Alaska incontrerà sulla sua strada diversi personaggi: una coppia hippie, un giovane trebbiatore del South Dakota, una giovane cantautrice hippie ed un anziano veterano chiuso nei suoi ricordi, a cui cambierà la vita con il suo messaggio di libertà e amore fraterno e dai quali riceverà la formazione necessaria per affrontare le immense terre dell'Alaska. Qui trova la natura selvaggia ed incontaminata che, con il passare del tempo, gli fa comprendere che la felicità non è nelle cose materiali che circondano l'uomo o nelle esperienze intese come eventi indipendenti e fini a se stessi, ma nella piena condivisione e nell'incontro incondizionato con l'altro.

Uno sfortunato giorno, non essendo riuscito a conservare la carne di un alce abbattuto, in seguito a una strana "carestia" di animali e ad una malaugurata lacuna in erbologia, finirà per cibarsi con delle bacche e delle radici dannose per l'uomo scambiate per prodotti commestibili. Senza medicinali, assistenza e cure adeguate inizierà per Chris una lenta agonia che lo indebolirà con il passare dei giorni fino a ucciderlo; ma Chris invece di essere impaurito e spaventato dalla morte ne è invece contento, sia per il fatto di morire in un luogo governato dalla sua amata natura, sia perché solo nel luogo della sua morte lui si è sentito veramente realizzato.

Io mi sono molto commosso durante la lettura di questo libro, soprattutto per il fatto che condivido quasi pienamente l'ideologia di libertà fisica e spirituale di Chris. Consiglio questo libro a tutti coloro che amano la natura, che adorano passeggiare per ore sui sentieri di montagna, a coloro che sono affascinati dagli animali e dai loro gesti quotidiani.

Questo libro è appropriato perché incarna in se tutti questi concetti, narrati con un linguaggio semplice, scorrevole ma chiaro e per certi versi addirittura commovente.


Voto: 4 stelle e mezzo

Francesco Arcioni 2a B



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